Vi riporto qui di seguito il mio intervento effettuato nella seduta del Consiglio Comunale ad hoc su questo importante tema:

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 Chi come il sottoscritto, è stato eletto nel 2013 si è trovato una situazione che altri amministratori avevano determinato, ovvero l’Unione dei comuni San Giorgio – Torviscosa, unione concretizzata sulla scorta di valutazioni socio-politiche ed amministrative condivise e con un percorso complesso previsto dalla L.R. n.1/2006 che ha di fatto modificato radicalmente alcuni principi e norme fondamentali del sistema Regione – Autonomie Locali nel Friuli Venezia Giulia, così come già accennato da precedenti interventi.

Legge n.1/2006 poi praticamente sospesa e messa “a riposo”, dalla gestione del Presidente regionale Tondo nel periodo 2008-2013, mettendo in crisi anche le amministrazioni che avevano avviato le procedure previste dalla Legge (a causa dei mancati o ridotti finanziamenti previsti per i Comuni interessati).

Chi come il sottoscritto, anagraficamente giovane, e presente da nemmeno due anni in questo Consiglio Comunale, si trova a confrontarsi per decidere il futuro del territorio, lo fa in un quadro sociale politico ed amministrativo, quello della nostra Bassa Friulana, difficile e complicato sia dal punto di vista politico-gestionale sia sotto altri diversi aspetti.

Elementi che ammetto essere faticosi da analizzare, appunto per la già citata complessa storia della Bassa comprese le scelte che hanno contraddistinto chi, in questi anni ha amministrato. Tuttavia, cercherò con questo intervento di affrontare queste tematiche con cognizione di causa e completezza dovuti anche al bagaglio politico costruito grazie all’ottima esperienza maturata nel Partito Democratico, partito di cui sono stato Segretario di circolo e rappresentante territoriale per alcuni anni.
Cercherò di andare velocemente e per sintesi:
nel Consiglio Comunale del Febbraio 2008 venne approvato lo Statuto dell’Unione tra i due Comuni di San Giorgio e Torviscosa, azione che si è concretizzata con l’avvio di importanti Progetti di valorizzazione e sviluppo, finanziati dalla Regione e che sono ad oggi praticamente conclusi.

Le due Amministrazioni, secondo le scelte e le valutazioni di allora, hanno trovato continuità e collaborazione, mettendo in atto alcuni ragguardevoli obiettivi contenuti nello Statuto dell’Unione sino al Dicembre 2014, praticamente “ieri”, tuttavia successivamente, con decisione unilaterale del Comune di Torviscosa, la stessa Unione dei comuni ha cessato di esistere con un anno di anticipo rispetto ai tempi prefissati.

Stasera ci ritroviamo in questa sede per discutere della nuova L.R. di riordino del sistema delle Autonome Locali, con tutte le sue complessità ed articolazioni, legge che ha nelle sue premesse e nella sua impostazione, la costituzione “imposta” dalla Regione, e non più quindi per libera scelta, con la formazione delle unioni territoriali intercomunali e relative articolazioni, con una impostazione di unioni che attualmente coincidono con il confine degli Ambiti Socio-Assistenziali già esistenti e collaudati da anni nella loro attività istituzionale. Ciò non esclude che la Giunta regionale, sentiti gli enti locali, possa valutare di inserire modifiche nei prossimi mesi.
Aggregazioni che comunque non lasceranno molto spazio a scelte di natura “emozionale” e/o di simpatie politiche, ma che prevedono una impostazione di altra natura.

Vista in questa ottica la nostra Unione dei comuni, aveva nei fatti precorso i tempi, permettendo di esprimere un maggior peso politico-istituzionale nei rapporti con gli altri enti di pari grado e superiori, con obiettivo anche di ottenere importanti vantaggi per l’area della Bassa Friulana.

Questo, nel rispetto dei programmi elettorali che hanno portato Sindaci e coalizioni a governare e rappresentare le due comunità, pur nelle consapevolezza delle difficoltà e la complessità della scelta, dovute anche ad improvvisi quanto annunciati mutamenti che hanno travolto le nostre famiglie ed il nostro modo di amministrare, ma soprattutto il nostro modo di vivere la politica.

Mi riferisco ai problemi occupazionali con tutto ciò che ne consegue, ma non solo (disagio sociale, ambiente, scuola, viabilità).
Un disagio trasferito in tutti i settori, della vita quotidiana.
Una crisi che ci tiene costantemente in ansia e che fatica a trovare uno sbocco, con situazioni di difficile soluzione, dove la politica, intesa come positiva mediazione, non riesce a trovare le doverose risposte.

Visto il cronoprogramma che la nuova Legge Regionale sulle Autonome Locali, nella sua complessità, domani, dico domani perché i tempi sono abbastanza stretti, ci troveremo a decidere verso quale aggregazione di Comuni aderire, se quello attuale – che coincide con l’Ambito Socio-Assistenziale OVEST, il Latisanese per capirci con una popolazione di circa 56.000 abitanti, o quello EST, il Cervignanese con circa 55.000 abitanti (infatti la Legge consente l’adesione a diversa aggregazione, purchè nell’ambito della stessa Azienda Sanitaria), fatto salvo – come dicevo prima – eventuali ragionamenti che portino ad un UTI unico della bassa friulana.
Anche se è bene rilevare e sottolineare, che l’esperienza in Ambito Socio-Assistenziale in essere, nel Latisanese, dove ricordo che la nostra amministrazione – rappresentata dall’Assessore Cristina PITTIS – svolge l’importante incarico della Vicepresidenza, almeno per quanto riguarda l’area del Sangiorgino, sta mostrando già da diversi anni alcune criticità e difficoltà, più volte manifestate, dovute proprio alle già indicate diverse peculiarità del territorio.
Ma anche a deleghe, competenze ed aspetti burocratici assunte ed espletate dall’Ambito, con tempi e modi a volte “elefantiaci”, che hanno di fatto tolto immediatezza, risposte e risoluzioni veloci ai cittadini, un tempo risolte quasi in tempo reale o comunque nei tempi utili, da Sindaci ed Assessori delegati.

Ora, le valutazioni e le considerazioni in merito alla importante scelta, possono essere diversamente proposte e giustificate, a partire dalle specificità e dalle peculiarità del territorio, nonchè dalla vocazione delle aree interessate, dalle risorse disponibili, dalla viabilità, dalla presenza di strutture sanitarie, scuole, poli culturali, attività produttive, etc. etc. (OVEST con confini dal Comune di Latisana fino a Torviscosa, EST confini dal Comune di Cervignano fino a San Vito al Torre).

In questo contesto ritengo che l’esperienza Amministrativa accumulata in questi anni da amministratori forse più “navigati” del sottoscritto, ma soprattutto le necessità, le risorse e le disponibilità economiche oggettivamente ridotte, ma meglio finalizzate, dovrebbero portarci a decisioni che tengono conto della mutata realtà che ogni Comune, ogni Sindaco ed ogni Amministratore responsabile oggi, forse più di un tempo, sono chiamati a prendere per delega dei propri concittadini.

Detto questo, è chiaro che la decisione finale dovrà essere presa, tenendo conto non solo del rapporto costi / benefici, ma anche della qualità dei servizi, della funzionalità delle unioni territoriali, delle deleghe, nonchè dei riferimenti socio-economici, ma anche che i rischi non siano maggiori dei benefici, obiettivi che mi permetto di riassumere per grandi linee :

– Migliorare la qualità ed il livello dei servizi al cittadino
– Migliorare la qualità ambientale
– Risparmio ed economie di scala nella gestione associata delle funzioni e maggiore efficienza economica
– Risparmio sui costi del personale addetto alla gestione delle funzioni
– Risparmio energetico e di gestione del patrimonio edilizio

Il tutto mantenendo per quanto possibile l’identità e le radici storico-culturali e relazionali delle comunità presenti nei singoli comuni, nonchè le rappresentanze politico-istituzionali che sono alla base dell’ordinamento e della storia nazionale, della nostra Costituzione, che ha previsto e mantenuto i COMUNI.

Il nostro territorio comunale, strutturalmente ed urbanisticamente presenta molte particolarità, se osserviamo San Giorgio dall’alto, si può notare che ha più o meno la forma dell’Italia, quindi lungo e stretto, attraversato da est a ovest dalla linea stradale e dalla dorsale ferroviaria VE-TS, attraversato (o meglio spaccato) da nord a sud dalla provinciale 80 e dal fiume Corno, che servono ed hanno consentito lo sviluppo della zona industriale Aussa Corno.
Questo possiamo dire che è l’hardware, se poi analizziamo il software, cioè cosa c’è all’interno di questo perimetro, vi troviamo una selva infinita di biodiversità, la già citata zona industriale, un fiume navigabile, un porto commerciale (uno dei tre regionali), per ritrovarci più a nord in un parco naturale protetto, il parco del Corno, arrivando quindi nel centro abitato dove è super-attivo un importante e immenso polo socio-culturale quale è Villa Dora. Oltre 30.000 visite l’anno, tra le prime 5 biblioteche regionali, capofila del sistema interbibliotecario della bassa centrale (12 comuni) con numeri e volumi da capogiro.
Senza tralasciare poi la presenza del polo sanitario, con il Poliambulatorio Pubblico (Guardia Medica, analisi, oculistica, pediatria, ginecologia, ecc) e con il Centro Medico U. Castrense (che ricordo di partecipazione pubblica), con notevoli ulteriori servizi per tutto il territorio Sangiorgino e non solo.
Mi fermo qui, ma molte altre sono le risorse presenti, conquistate in questi anni.
Ecco, in questi prossimi mesi dovremo essere in grado di approfondire dove le peculiarità e le potenzialità presenti nella nostra San Giorgio, potranno avere il migliore sviluppo, la migliore interazione e integrazione con quelle degli altri Comuni a noi vicini.
Questa è la sfida e non sarà un percorso facile, ma da queste scelte dipenderà il futuro della nostra comunità, ma anche quello del territorio.
Non dobbiamo e non possiamo tirarci indietro, questa è davvero una delle sfide per il futuro, da affrontare senza timore e senza timidezza alcuna, per anni è stato chiesto alla Regione di riformare gli enti locali, dobbiamo quindi essere in prima linea, anche perché davvero chi amministra e governa un Comune sa benissimo che rimanendo come siamo ora, c’è il fortissimo rischio che crollino piano piano tutti i servizi e assistenze che abbiamo il dovere di fornire al cittadino.
Infine, e vado a concludere, dopo queste premesse e riflessioni, mi permetto di suggerire che per una scelta adeguata sull’Unione Territoriale alla quale San Giorgio è ragionevole possa aderire nell’immediato futuro, sarà necessario, ma soprattutto urgente, istituire una Tavolo istituzionale intercomunale di lavoro e di confronto, sulle opportunità che Associazioni territoriali potranno rappresentare per lo sviluppo dell’area della bassa friulana.

 

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