Oggi volevo condividere con voi alcuni spunti,ragionamenti e riflessioni che ho avuto l’occasione di esprimere la sera del 28 gennaio scorso durante la presentazione del libro  “Prima che sia domani, padri e figli un’alleanza per ripartire”, alla presenza dei due autori: il Sindaco di Udine Furio Honsell ed l’Assessore all’innovazione e sviluppo economico Gabriele Giacomini.

primachesiadomani

Un libro scritto a 4 mani e che già scorrendo il titolo in copertina stimola nella nostra mente intense ed impegnative riflessioni.

Devo sinceramente confermare che questo libro si è fatto leggere tutto di un fiato e mi hanno colpito numerosi passaggi rappresentati da entrambi gli autori, brani in cui mi sono ritrovato davvero in sintonia come concetti e ragionamenti.

Entrambi gli autori si sono soffermati parecchio sul concetto di innovazione, termine che in questi ultimi anni è stato molto usato, ma anche molto spesso “abusato”.

Innovazione intesa, non solo come utilizzazione delle nuove tecnologie e dell’informatica, ma che vista in un ottica a 360 gradi, diventa un nuovo modo di operare, di amministrare, di fare politica ed anche di vivere.

Avere quindi il coraggio, come Amministratori, di giocare la carta dell’innovazione per il progresso ed il futuro non solo dei giovani, che forse intuiscono meglio il termine, ma di tutte le generazioni, ed a tutti i livelli.

Non è un compito nè facile né comodo, anche perché per promuovere l’innovazione bisogna soprattutto convincere le persone, far capire l’importanza e l’aiuto che possono dare le nuove tecnologie, i nuovi strumenti di comunicazione ed interazione.

Ma il compito non si limita solo a questo, anzi diventa ancora più difficile dopo l’opera di iniziale persuasione, infatti bisogna portare avanti l’alfabetizzazione digitale, attrezzandosi per spiegare, insegnare e formare le persone per un utilizzo consapevole e corretto di tutti questi nuovi strumenti, ed allo stesso tempo avere una macchina pubblica aggiornata ed al passo coi tempi, fattore determinante perché la ruota giri costantemente e il cittadino percepisca concretamente i vantaggi che ne trae.

E’ necessario quindi superare il “digital divide”, il divario digitale, ovvero tutte le classi sociali ed economiche, devono avere la possibilità di accedere ad internet ed agli strumenti correlati, saperli utilizzare e sfruttare per migliorare almeno un minimo la qualità della vita.

L’amministratore in tutto questo ha oggi un ruolo fondamentale e deve stare molto attento a non perdere la barra del timone, e mi spiego.

Con tutti i nuovi splendidi strumenti partecipativi che offre il web, c’è il rischio altissimo che chi viene eletto per governare, si affidi totalmente al volere di una parte dei cittadini, quelli che usano solamente questi strumenti, trasformando una consultazione in una semplicistica decisione sottovalutando il “populismo digitale”. Personalmente sono sempre stato molto favorevole a incentivare gli strumenti di consultazione e di partecipazione sugli argomenti più importanti o anche i più sentiti dalla cittadinanza, per tramite nostro, che siamo stati eletti, quindi “delegati” per governare al meglio i problemi prima per realizzare poi i programmi della comunità.

Questo non dobbiamo assolutamente dimenticarlo, abbiamo la responsabilità di prendere una decisione, perchè facile cadere nella banalità dell’immobilismo per non sbagliare o per non fare un torto ad una parte dei cittadini, rispetto ad altri.

Il non decidere, il non prendersi responsabilità, che alle volte possono essere comodi e popolari, è forse uno dei mali peggiori della politica attuale. Abbiamo il dovere di essere completi, avere l’attitudine all’ascolto, sviluppare capacità di analisi, di valutazione, di quantificazione, quindi prendere le conseguenti decisioni e concretizzare il progetto, consapevoli che non tutti saranno appagati.

L’innovazione quindi, oltre a ambire di velocizzare, ottimizzare e economizzare i costi ed i servizi al cittadino, mette in campo strumenti e metodi che possono realmente migliorare l’amministrazione intesa come strumento utile al cittadino, non fine a sé stessa ed al personale in essa impegnato.

L’innovazione quindi potrebbe essere lo strumento fondamentale per costruire una nuova alleanza tra le generazioni.

“Prima che sia domani, padri e figli un’alleanza per ripartire”.

10 parole, una frase che davvero racchiude l’essenza di uno dei più grandi problemi socio-politico che la società ci chiama ad affrontare subito, senza indugi.

Una società afflitta da una marea di gravi problematiche, una crisi economica senza precedenti, soprattutto in Italia, la disoccupazione in generale al 13%, la disoccupazione giovanile quasi terribilmente vicina al 50%, un dramma sociale impressionante.

Un giovane su 2 a casa quindi, fermo in stand by, privato del futuro, come senza grandi prospettive future è anche l’altro 50% che a fatica lavora.

Senza dimenticare le numerosissime persone di mezza età, che non hanno futuro occupazionale, non hanno adeguati ammortizzatori sociali, non sono stati aggiornati e formati adeguatamente, nel limbo o meglio già nell’inferno, con 5, 10 anni che mancano alla pensione, con famiglie a carico, impotenti e sconfitti di fronte all’avanzare della vita.

Il Sindaco Honsell ha fatto un passaggio che mi ha colpito moltissimo, rievocando la mitica resistenza partigiana durante seconda guerra mondiale.

Un esempio emozionante, dove i combattenti erano quasi tutti giovani, ventenni, trentenni, senza esperienza, quasi allo sbaraglio. Giovani che hanno sacrificato la loro vita e per ri-conquistare due elementi essenziali della nostra vita:

la libertà e i diritti di tutti.

Giovani che però senza la preziosa retroguardia formata da donne, anziani e bambini non ce l’avrebbero assolutamente mai fatta.

Splendida quindi questo fotografia, per fare intendere di cosa è capace un’alleanza generazionale. Alleanza che durante la guerra non solo ha portato alla “liberazione” dal regime ed all’uscita dal conflitto, ma ha fondato le basi del futuro, dell’Italia dove oggi viviamo: l’assemblea costituente, la costituzione, la Repubblica.

Quell’alleanza tra padri e figli di ieri è andata oltre, non si è limitata ed ha costruito uno stato dandoci la possibilità di essere qui a discuterne.

Ecco, ritengo che davvero, dobbiamo prendere esempio dai valori e dalla forza di quei giovani, quelle donne, quegli uomini, quegli anziani, quei bambini, e ritrovare quello spirito collaborativo per ripartire costruendo – cito le parole di Honsell – una nuova resistenza.

Per fare questo è necessario che noi giovani avanziamo in prima linea con coraggio, senza paura, ma con cognizione di causa, chiedendo la disponibilità reale alle persone “solo anagraficamente” più anziane, che lascino gli spazi occupati, ma senza abbandonare il campo, mettendo a disposizione la loro grande esperienza e la loro saggezza, rimanendo quindi di fatto protagonisti necessari e fondamentali per il futuro di tutti. In termini “calcistici” (anche se non sono un super appassionato) fare i mediani, correre, difendere e rilanciare permettendo ad altri di segnare i gol.

Questo serve fare, in una famiglia, in un impresa, nella politica insomma nella vita di tutti i giorni.

Una nuova alleanza generazionale per uscire dalla crisi e creare un futuro sostenibile e migliore, al luogo dove viviamo e dove vivranno le future generazioni.

Dobbiamo infine andare oltre la mera conservazione, ma anche oltre la mera “rottamazione”, non funzionano entrambi, lo abbiamo visto e provato sulla pelle.

L’innovazione è soprattutto questo: prendere gli elementi buoni, rimescolarli con intelligenza e con gli enormi strumenti che abbiamo oggi a disposizionee trovare una formula che ci faccia ripartire.

Lo abbiamo già fatto una volta, riproviamoci.

Davide

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